Fiori & Colori – Psichedelia in Italia – seconda parte

Pubblicata su http://web.tiscali.it/psychedelic/italy2.html “Psychedelic Italy” da Peter, al quale va il credito

Verso la fine degli anni sessanta i gruppi che si indirizzarono affascinati verso i suoni psichedelici non ebbero vita facile, perché le case discografiche, come già ricordato, non credevano molto nelle loro possibilità commerciali. Questa diffidenza verso il genere fu sperimentata direttamente da due gruppi accomunati dallo stesso destino : I Fantom’s e Gli Astrali. Ambedue registrarono materiale sufficiente per realizzare degli albums, ma non trovarono nessuna etichetta disposta a pubblicarli sino agli anni 90 quando la Destination X decise di farlo. I Fantom’s di Torino riuscirono ad uscire con alcuni ep ,il primo dei quali nel 66, dai contenuti innovativi per il beat italiano; infatti Le Insegne Pubblicitarie loro più grande successo è impreziosito da un’ottima chitarra fuzz, mentre Il Treno da una ritmica incalzante e ossessiva ad imitazione del convoglio ferroviario. 

I pezzi più interessanti per le sonorità psichedeliche sono quelli rimasti , come dicevamo, inediti sino a pochi anni or sono. Le hard psych Crema ed Alberi insieme alle pop psych Specchi di Ghiaccio, Un’immagine, Anche se… e Ti Voglio, dove risalta il lavoro di Luigi Nogliero alla chitarra solista, ci rivelano le grandi doti e capacità creative dei Fantom’s che si superano sicuramente con la splendida Il Trionfo del Diavolo. Nel 69 il gruppo pubblicò un altro 45 con Katia e Felicità Vuol Dire, ma non riuscì ad ottenere il successo sperato, sciogliendosi nel 1970. Concittadini dei Fantom’s Gli Astrali non pubblicarono neppure un 45 nel loro breve periodo di vita tra il 67 e il 68. Riuscirono , tuttavia, a registrare alcune canzoni che saranno poi contenute nell’album Viaggio Allucinogeno edito dalla Destination X nel 1995 .

Il lavoro contiene alcune ottime cover di classici del repertorio beat e psichedelico come Vado su in Alto (Eight Miles High dei Byrds ) e Non Siamo come Voi (Mr. You Are a Better Man Than I degli Yardbirds) , oltre a pezzi strumentali come Un Altro Viaggio Allucinogeno dove l’improvvisazione in stile Pink Floyd di Interstellar Overdrive è l’assoluta protagonista, cosa che li avvicina alle Stelle di Schifano.L’encomiabile opera di recupero della musica sixties italiana condotta dalla Destination X non si ferma ai soli Fantom’s e Astrali, ma aggiunge negli anni 90 la stampa dell’album La Luce dei Templari.

Il gruppo anch’esso di Torino, pur registrando due brani La Luce (Time of Season degli Zombies) e lo strumentale Chitarra Ribelle (psycho guitar), non era riuscito ad arrivare alla meta di un 45. Il disco raccoglie, oltre alle già citate, tutta la produzione della band a cominciare dalla versione di For Your Love degli Yardbirds trasformata in Tornerà( a differenza della conosciuta Finirà delle Ombre di Bronzo e dei Satelliti) ed una gradevolissima Splende il Sole nei Tuoi Occhi che altro non è che Itchcoo Park degli Small Faces. Il secondo lato dell’album presenta una impressionante performance dal vivo del 1970 con classici del rock americano come una devastante Summertime Blues in stile Blue Cheer. 

Proseguendo in questa breve presentazione della psichedelia italiana bisogna ora citare diversi brani apparsi su compilations. Cominciamo con 60’s Italian Beat ed uno dei gruppi più famosi dei sixties, I Bisonti che con Crudele mischiano vaghe atmosfere orientali al riff mutuato da I can Only Give You Everything dei Them (in italiano E’ inutile di Le Facce di Bronzo), per proseguire con la strabiliante heavy psych Senti questa Chitarra dei Chewing Gum caratterizzata dall’ottimo lavoro al distorsore e al pedale wah-wah. Con Un Ragazzo di Strada e Sensazioni gli Evangelisti di Firenze (registrazioni degli anni 80) ripropongono il grandi successi dei Corvi e dei New Trolls in versioni più psichedeliche con un pregevole assolo di chitarra nella prima ed una ritmica che ricorda Gloria di Van Morrison nella seconda. Notevoli sono anche Fino a Ieri dei baresi Hugu Tugu che dissimulano Somebody To Love degli “Airplane” e lo strumentale garage punk dei Nightbirds che sembra uscito dal disco dei Monk. Si apprezzano sulla stessa compilation Ricordami dei Ranger Sound (poi Ragazzi dai Capelli Verdi) vero travolgente garage punk , Bambina Sola dei Profeti e Non Sei Sincera dei Jaguars, trasposizione in italiano di Evil Hearted You dei Yardbirds. 

Reverendo Moon con Per chi non Conosce la Libertà ci propone Sabbia Blu dei siciliani Baronetti con un intro degno degli Experience, il freak beat di Ricorda dei Saraceni e il garage degli Images che propongono The Great Airplane Strake (italianizzazione di Strike) cover di Paul Revers and The Riders. 

Destination X ha realizzato una compilation dall’emblematico titolo Italian Beat Ressurrection! Psych Era. Vi sono raccolti pezzi veramente interessanti a partire dalla versione di Giuliano Girardi di Hush dei Deep Purple e gli avellinesi Pipistrelli con Loneliness e Evil Ways dove campeggiano una splendida voce femminile e l’organo di Michele Acampora. La raccolta presenta poi oltre ai già citati Fanthom’s, Le Onde Blu con Layla trasposizione in italiano di Strange Brew dei Cream, i piacentini Sensazioni (ex Nodi) che con una psichedelia dura descrivono il loro lisergico “Viaggio” e i bolognesi Pimps che con l’ottima Preghiera nel Vento del 1971 già fanno capire quale sarà lo sviluppo futuro della musica italiana nei settanta.

Un’altra compilation interamente dedicata alla psichedelia e da menzionare assolutamente è Fiori e Colori Beat Psichedelico 1967/1969 dove si possono ascoltare alcuni dei migliori gruppi psichedelici italiani come Le Ombre D’Oro, Le Mani Pesanti e Chetro & Co . Questi sono presenti con la magnifica Danze della Sera(Suite in modo psichedelico) che stupisce per i cambi di ritmo e di atmosfere, del resto i componenti del gruppo erano veri polistrumentisti sperimentatori di suoni, arrivati ad inventarsi anche un tipo particolare di strumento ad arco, la “violaccia” . Il retro del 45 Le Pietre Numerate è una ballata che testimonia la cultura musicale del gruppo che riesce magistralmente a riproporre atmosfere medioevali che ben si sposano al racconto di un’esperienza mistica. Le parole del primo brano sono prese dal poema Notturno di Pier Paolo Pasolini. Di Le Mani Pesanti, invece, viene proposto il lato b del loro 45 del 68 A Proposito dell’Amore che è un buon pezzo in stile flower power con sitar. Il loro capolavoro, tuttavia, è sicuramente Un Dio Al Neon, che stigmatizza gli aspetti negativi della società con una feroce critica al mito consumistico, propagandato dalla pubblicità televisiva: “….non ringraziare se le catene sono dorate è solo perché tu produca di più”.

La Compilation presenta anche Buio in Sospensione de Le Ombre D’Oro con un ispirato organo, I Samurai e la loro Dies Irae, predica mistico esistenzialista recitata da Andrea Giordana ( si proprio l’attore?!!), la grintosa For Your Love (Finirà) delle Ombre di Bronzo e I G Men con Il canto dei Ragazzi che fanno sfoggio di abilità chitarristica con tanto di pedale Wah-Wah. Meritano poi una particolare attenzione i Biellesi Uh! con Un brutto Sogno che ricorda gli Zombies di Odessey & Oracle e Dei Personaggi con Una Strana Sensazione che vi obnubilano con ammalianti suoni d’organo e cori mentre vi conducono in un onirico viaggio. In questo discorso sulla psychedelia italiana meritano di essere menzionate le due raccolte Ricorda con Rabbia e Oracolo, che non possono essere definite propriamente appartenenti al genere, ma importanti per i temi delle canzoni risalenti al 1966 e da cui emerge già un malessere latente fra i giovani accomunabile a quello vissuto dai giovani americani ( basta guardare il Film Zabriskie Point di Antonioni) e poi esploso con la contestazione studentesca del 1968. La prima contiene alcuni pezzi di critica sociale come l’emblematica cover di Bob Dylan Come una pietra che rotola dei Wretched, Il Mondo è Pieno di Gente dei Stormy Six o Cerchiamo di Capire degli Spettri, mentre la seconda, oltre a raccogliere le canzoni nate dalla rabbia e dalle speranze giovanili, getta un ponte di collegamento tra i gruppi sixties e quelli underground degli anni 80 che ne erano, con le dovute differenze, gli eredi. Nella compilation, infatti, sono presenti la rabbiosa Combatti dei Jaguars, l’energica Non Voglio Pietà di Mr. Anima, Manifesto Beat dei Bit Nik, la dark-psych La Danza della Morte delle Bisce e la visionaria Molto Lontano delle Stelle di Mario Schifano insieme a pezzi degli Afterahours (All the Good Children Go To Hell), No Strange (Bom Shankar Suite), Peter Sellers, Ezzu & Richiedo(La Realtà non esiste) e Act che si cimentano con Wild Thing.

Per concludere questa breve parentesi sulla canzone di protesta non si possono non citare L’anima del Mondo dei liguri J-Plep con il loro attualissimo testo di denuncia ambientale e Nico che con le sue Che vita è questa qua, Segui la Fila e Signori Cantanti fu un vero fustigatore del modus vivendi del suo tempo non risparmiando neppure i suoi colleghi cantanti. Tra le canzoni apparse su raccolte (i diversi volumi di Magic Bitpop soprattutto) meritano indubbiamente di essere ricordate le pop psych Ti prego Torna / Addio Città de Les Double Faces, la fantastica E il Mondo Va delle Stelle di Mario Schifano, Piccoli Giochi dei Persiani con l’assolo registrato a rovescio in modo da ottenere un effetto particolare, Ragazzo di Strada dei giovanissimi Bounty Killer e Con la testa in Giù dei Megatons dal testo surreale. Per completezza di trattazione e a riprova di un vivo interesse dei nostri gruppi per il garage e la psichedelia, mi sembra corretto citare alcune delle numerose covers riproposte in italiano: Acqua Sporca di Piermaurizio (Dirty Water degli Standells), Ritorno da Te dei Barritas (Sunshine of Your Love dei Cream), Prendi un Fiammifero degli Innominati (Light My Fire dei Doors), Mattino di Velluto degli Hugu Tugu (Some Velvet Morning dei Vanilla Fudge), Senza di Te dei Sauterelles (I Feel A Whole Lot Better dei Byrds), la splendida Qualcuno forse piangerà dei Diabolici(The Wind Cries Mary di Jimi Hendrix Experience), Senti crescere l’erba dei Persiani(I Can Hear The Grass Grow dei Move), Tu vinci sempre di Katty Line (Touch Me dei Doors), E Schiaffeggiarti! di Maurizio (Take Me for A Little While dei Vanilla Fudge) e la notevole 33/1° Verità dei Roll’s 33 (We Ain’t Got Nothin’ Yet dei Blues Magoos).

Un caso particolare, forse unico, è rappresentato da Dietro Noi Deserto (poi Antonius Rex e Jacula) con gli originali Dentro Me che contiene un bel assolo di chitarra e Aiuto; il loro 45 del 1971 fu prodotto da una grande casa discografica inglese la Decca. Un altro 45 giri del 1971 dal chiaro sapore psichedelico che, sfortunatamente, non trovò le attenzioni che meritava è quello di Roberto Righini: Non era un sogno e Mondo Malato.I due pezzi hanno testi aspri e chitarre dure con cambi di ritmo e di atmosfere come ad imitare la frammentazione delle immagini nelle visioni oniriche.

Sulle soglie della stagione del progressive uscirono alcuni album che per svariati motivi passarono inosservati, divenendo presto oggetto di culto. E’ il caso dei Blue Phantoms con Distortions e Il Balletto di Bronzo con Sirio 2222.

Il primo è un lavoro interamente strumentale e, per dare un idea dello stile, ricorda molto i Kennelmus di Folkstone Prism con un suono psichedelico a volte duro ma ipnotizzante. Sirio 2222 invece è una sintesi degli stili che agli inizi dei 70 coesistevano come il neonato hard rock, il rock blues (Incantesimo) e la psichedelia con venature progressive; emblematiche in questo senso sono Un Posto e Girotondo.

Se Neve Calda su di Me ricorda i Led Zeppelin di Comunication Breakdown e la lunga (quasi 8 minuti) Missione Sirio 2222 si fa notare per le analogie con i Pink Floyd, Meditazione è un ottimo esempio del nuovo stile “progressive” che si sta materializzando con il continuo variare dei temi musicali dalla classica al rock, anche se ancora condensato in meno di 4 minuti. In conclusione, pur avendo probabilmente dimenticato qualche gruppo o pezzo, ho cercato di selezionare le produzioni che più di altre permettessero di comprendere tutte le varie sfaccettature del periodo in questione e nel fare ciò mi sono rifatto anche ad alcuni articoli già apparsi su questa rivista anni or sono (Buio in Sospensione viaggio nella psichedelia italiana e Garage: questo sconosciuto di Fede Gnocchi). Penso, comunque, di aver descritto i molteplici riflessi di luce creati dal caleidoscopio della psichedelia italiana con alcune digressioni nel garage, nel freakbeate nel progressive, assolutamente necessarie per comprendere a pieno quei fantastici anni della nostra musica.

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